6
Febbraio 2009
in Mozioni

Mozione contro equiparazione partigiani e repubblichini

al Presidente del Consiglio Regionale


MOZIONE
Ai sensi dell'articolo 30, comma 2, dello Statuto e degli articoli 91 e 93 del Regolamento interno

Oggetto: Proposta di Legge di iniziativa dei Deputati Barani ed altri, n. 1360 "Istituzione dell'Ordine del Tricolore e adeguamento dei trattamenti pensionistici di guerra".

Vista la proposta di Legge in oggetto che prevede:

- l'istituzione di un'onorificenza denominata "Ordine del Tricolore", da conferire a tutti gli italiani che hanno partecipato alla guerra del 1940-1945 nell'esercito regolare dello Stato italiano e nelle formazioni della Resistenza regolarmente inquadrate nel "Corpo Volontari della Libertà", agli ex prigionieri o internati nei campi di concentramento o di prigionia, "nonché ai combattenti nelle formazioni dell'esercito nazionale repubblicano durante il biennio 1943-1945";
- la corresponsione a tutti gli aventi diritto di un assegno vitalizio non tassabile di 200,00 euro annui;
- l'individuazione del capo dell'Ordine nella persona del Presidente della Repubblica;

CONSIDERATO
che la proposta di Legge, equiparando di fatto i Partigiani, i deportati e i militari dell'Esercito italiano ai repubblichini di Salò, costituisce l'ennesimo tentativo di sovvertire la storia d'Italia e le radici stesse della nostra Repubblica;

PREMESSO
che già nella precedente Legislatura era stata avanzata un'analoga proposta, inaccettabile sotto il profilo morale e politico, oltre che da un punto di vista giuridico e storico; in via di diritto la vicenda è stata definita da una puntuale sentenza del 16 luglio 1945 della Corte di Cassazione, confermata dallo stesso Organo di alta giurisdizione anche a sezioni riunite, che recita: "dopo l'8 settembre 1943 lo Stato italiano è rimasto quello che era, secondo lo Statuto, e non ha cessato mai di esistere nei suoi organi legittimi. La pseudo Repubblica sociale italiana, la cui autoproclamazione va definita un atto arbitrario dei suoi Dirigenti, non fu mai uno Stato vero e proprio, sia perché mancò il libero consenso popolare alla sua costituzione, sia perché fu combattuta dallo Stato legittimo, attraverso la guerra dichiarata al tedesco, del quale essa era uno strumento. Non essendosi perciò la Nazione divisa in due Stati, né avendo lo Stato legittimo sciolto mai i cittadini dal vincolo di sudditanza, quelli fra essi che si posero contro la Nazione, prestandosi a favorire il tedesco invasore, non potevano non essere ritenuti traditori quali collaborazionisti del nemico";

CONSIDERATO
che il giudizio storico sulla Repubblica di Salò - creata in antitesi allo Stato italiano legittimo, il Regno d'Italia, che non cessò di esistere fino al Referendum del 2 giugno 1946 - non può dimenticare che essa appoggiò con la sua azione la causa del nazismo. Contro quella causa combatterono le Forze Armate italiane, rimaste fedeli al giuramento prestato e le formazioni partigiane regolarmente inquadrate nel Corpo Volontari della Libertà;

CONSIDERATO
che l'obiettivo della "pacificazione nazionale" fra i combattenti di tutte le guerre, che il progetto di legge si propone strumentalmente, è un dato di fatto che risale alla proclamazione della Repubblica attraverso il Referendum istituzionale e il voto legislativo, da cui è nato il nuovo Stato italiano che ha garantito da subito a tutti i cittadini i diritti civili e politici, comprendendo anche coloro che avevano combattuto contro lo Stato, contro gli Alleati e che avevano perseguitato i Partigiani. Attraverso la legislazione del tempo, il principio dell'eguaglianza più piena, anche per gli autori di crimini efferati sotto il regime della Repubblica sociale italiana, compiuti nei territori occupati dai tedeschi, è stato riconosciuto e consacrato tra i primi atti del nuovo Stato della Repubblica italiana del 1946;

TUTTO CIO' PREMESSO E CONSIDERATO

IL CONSIGLIO REGIONALE
RITIENE
sbagliata la proposta di legge in oggetto, perché parte da un'errata valutazione della verità storica che non può non generare falsità e imbroglio; costituisce un'inutile provocazione nei confronti del popolo italiano e mette ancora una volta il Parlamento di fronte alla scelta di equiparare i Partigiani che combatterono contro il Fascismo e Nazismo per la liberazione dell'Italia dalla dittatura, con i Miliziani della Repubblica di Salò che, consegnando nelle mani dei tedeschi migliaia di ragazzi italiani e di ebrei, per inviarli ai lager e ai forni crematori, si macchiarono di alto tradimento;

CONDIVIDE
l'allarme e l'appello alla mobilitazione contro il citato progetto di legge, rivolto a tutte le forze democratiche dall'Anpi e dalle altre Organizzazioni che rappresentano gli ex internati (Anei), gli ex deportati (Aned), i perseguitati politici (Anppia) e l'Associazione nazionale famiglie italiane martiri caduti per la libertà della Patria (Anfimn);

ESPRIME
profonda indignazione per l'ennesimo tentativo di stravolgere e falsificare la verità e la realtà storica del nostro Paese, rivalutando i miliziani della Repubblica sociale italiana, non solo sotto il profilo di legittimazione politica, onorandoli con l'"Ordine del Tricolore" con a capo il Presidente della Repubblica, ma anche dal punto di vista economico con l'assegnazione seppur simbolica di un vitalizio annuo; non esiste paese d'Europa dove siano premiati i collaborazionisti del nazismo che si è macchiato della più grande tragedia che il genere umano abbia mai provocato;

RITIENE
come ha recentemente affermato il Presidente della Camera, che ci sia un solo modo per una vera pacificazione: riconoscere per intero le colpe del fascismo e il valore dell'Antifascismo; l'8 settembre del 1943 ha segnato una netta separazione tra chi combatteva per l'idea fascista di Patria, alleato con il nazismo, fondata sulla guerra, sul razzismo e la deportazione, e chi invece, come i Partigiani, combatteva per liberare il nostro Paese dalla dittatura e per costruire la democrazia;

AUSPICA
che il Parlamento rigetti con determinazione e chiarezza la proposta di Legge n. 1360 in discussione alla Camera, riaffermando da un lato la condanna senza appello della pseudo Repubblica sociale italiana e dall'altro i valori fondamentali della Costituzione italiana nata dalla Resistenza antifascista;

IMPEGNA
IL PRESIDENTE DELLA REGIONE LAZIO
a farsi interprete e a rappresentare con forza al Presidente della Repubblica e ai Presidenti di Camera e Senato, la contrarietà e i sentimenti di profondo turbamento suscitato dal citato progetto di Legge nel nostro popolo così tragicamente segnato dalla dittatura nazifascista.

Roma 6 febbraio 2008

Alessio D'Amato





  • BlinkList
  • Digg
  • Facebook
  • Furl
  • Google
  • LinkedIn
  • Live
  • MySpace
  • Netscape
  • Netvibes
  • NewsVine
  • Ok Notizie
  • Pligg
  • Pliggalo
  • Postanotizie
  • Print
  • Rankalo
  • Segnalo
  • StumbleUpon
  • Technorati
  • Technotizie
  • Twitter
  • YahooBuzz
  • del.icio.us
  • email
  • fainformazione.it



06.02.2009
Mozione contro la denuncia da parte dei medici nei confronti degli immigrati irregolati


14.05.2008
Aiuti e solidarietà alla popolazione birmana


14.05.2008
Riserva di posti per orfani o familiari di lavoratori vittime di incidenti sul lavoro


12.06.2006
Prozac ai bambini


04.01.2006
Manifesti informativi per le donne in gravidanza


Partecipa alla discussione