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6Luglio 2005in Mozioni
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Discarica di Carchitti
al Presidente del Consiglio Regionale
MOZIONE
IL CONSIGLIO REGIONALE
VISTO
Il Decreto del Vice commissario regionale per l'Emergenza rifiuti di Roma e Provincia, n. 111 dell'1.07.2002 di approvazione, ai sensi dell'art. 27 del Dlgs n. 22/97 e dell'art. 15 della L.R. n. 27/98, del progetto di discarica ex 2B per rifiuti speciali, presentato dalla Tuscolana Ambiente srl, di autorizzazione alla realizzazione e all'esercizio della stessa discarica in località Monte Castellaccio di Palestrina, senza alcuna Conferenza istruttoria che coinvolgesse il Comune di Palestrina;
PREMESSO
Che la discarica sarà realizzata in una vecchia cava di lapillo ancora in esercizio, in prossimità del centro abitato della frazione di Carchitti e a meno di 300 metri dalle sorgenti del Consorzio Doganella che fornisce acqua potabile a decine di Comuni;
che il progetto prevede lo sbancamento di 500.000 metri cubi di terreno per smaltire 320.000 tonnellate di rifiuti, quali amianto, ceneri e scorie, metalli, vernici, farmaceutici, industriali, etc;
VISTO
Il Dlgs n. 36 del 13.01.2003, successivo all'emanazione del Decreto n. 111/2002, di attuazione della Direttiva 1999/31/CE, che ha ridisegnato lo scenario legislativo in materia di discariche di rifiuti, disponendo nuove misure anche per i rifiuti di amianto legato in matrice cementizia, ora definito pericoloso;
PREMESSO
Che il 23.09.2003 la società Tuscolana Ambiente srl ha depositato presso la Regione il Piano di Adeguamento, di cui all'art. 17, comma 3 del Dlgs n. 36/2003 della discarica di II categoria, tipo B, per rifiuti speciali non pericolosi sita in località M.Castellaccio, Palestrina (RM);
CONSIDERATO
Che il gruppo di lavoro, costituito dal commissario delegato con Decreto n. 54 del 23/4/2004 per l'istruttoria sul Piano di Adeguamento presentato dalla Società Tuscolana Ambiente srl, pur ritenendo il piano complessivamente adeguato, ha evidenziato la sussistenza di "Criticità intrinseche dell'intero sistema discarica-ambiente, in relazione alla specificità del sito" e che "in particolare, l'aspetto potenzialmente più critico riguarda le possibili vie di circolazione sotterranea delle acque, vista la presenza nelle immediate vicinanze della zona sorgiva della Doganella e di altri fontanili;
VISTA
L'Ordinanza del Ministro dell'Interno n. 2992/99 e successive proroghe, che nomina il Presidente della Regione Lazio, Commissario delegato per la predisposizione ed attuazione di un Piano di interventi di emergenza nel settore della gestione dei rifiuti di Roma e Provincia, da redigere in conformità al Piano provinciale dei rifiuti;
CONSIDERATA
L'assenza della localizzazione del sito di M. Castellaccio sia nei Piani di gestione dei rifiuti Regionale e Provinciale di Roma, che nel successivo Piano dell'emergenze del 2003 approvato dal Vice commissario delegato;
VISTO
l'articolo 15 della L.R. n. 27/98, richiamato in premessa del citato Decreto commissariale, che al comma 2 prescrive che l'indicazione del sito della discarica deve essere in conformità alle indicazione del Piano provinciale;
CONSIDERATA
La deliberazione del Consiglio Provinciale dei Roma, n. 345 del 25/05/1998, di approvazione del Piano provinciale di gestione integrata dei rifiuti, che indica nel Comune di Valmontone o di Colleferro la localizzazione di una discarica 2B per rifiuti speciali a servizio del sottobacino provinciale della Valle del Sacco, Area Prenestina e Colli Albani del Settore orientale;
PREMESSO
Che l'area interessata dal progetto di discarica ricade in ambito territoriale n. 9 "Castelli Romani" del P.T.P., rientra nelle "Zone boscate non compromesse" ed è sottoposta a vincolo paesaggistico ai sensi della L. 431/85, che richiede il N.O. dell'Assessore regionale all'Urbanistica e Casa;
che l'area di M. Castellaccio fa parte del complesso edificio vulcanico dei Colli Albani, che si erge isolato nella campagna romana e rappresenta il Distretto vulcanico più meridionale e meglio conservato del Lazio, delimitato da una caldera di 10 Km di diametro, drenato da numerosi corsi d'acqua che recapitano direttamente nel Mar Tirreno o nei collettori naturali del Tevere, dell'Aniene e del Sacco;
che il sito prescelto per la discarica pone dei grossi problemi per quanto riguarda la situazione idraulica sotterranea, a causa dell'elevata complessità della circolazione, influenzata sia dalla natura litologica delle rocce del sottosuolo, sia dalla presenza di strutture tettoniche, che compartimentano il sistema idraulico, messe seriamente in pericolo dall'attività di escavazione;
che lo studio di impatto ambientale evidenzia la rilevante pericolosità idrogeologica, legata alla possibilità che acque, provenienti dalla discarica in esercizio, possano essere assorbite all'interno dei normali circuiti idrici locali a causa della possibile alterazione del sistema di impermeabilizzazione artificiale o di eventi meteorologici eccezionali; data la vicinanza del Fosso della Mola, vincolata da Regio Decreto, e delle sorgenti della Doganella, è alto il rischio di contaminazione dei corpi idrici superficiali e del suolo; fattore, inoltre, di forte riduzione del grado di protezione della falda profonda e dato dalla presenza, entro la coltre di copertura del terreno, di piccole falde sospese che, per la loro vicinanza al piano di campagna, sono assai sensibili all'inquinamento con conseguenze negative, data la permeabilità del terreno, anche sullo stesso acquifero principale che riceve alimentazione dai detti corpi idrici sotterranei;
VISTO
che l'Area di Castellaccio, di particolare pregio ambientale e scientifico, compresa in parte nel Parco Suburbano Regionale dei Castelli Romani istituito con L.R. n. 2 del 13/01/1984 e successive modificazioni, si configura come area contigua allo stesso Parco;
CONSIDERATO
che in prossimità del sito di discarica c'è il "Pantano della Doganella" ad elevato valore scientifico e di pregio paesaggistico, con la presenza delle sorgenti di acqua potabile; contigua all'area di intervento è presente l'area S.I.C. denominata IT6003018 "Cerquone Doganella" che contribuisce a mantenere o ripristinare l'Habitat naturale e le specie anfibie che vivono nel Pantano della Doganella, come la "Salamandra dagli occhiali" o il "Tritone crestato"; il bosco del Cerquone è Riserva forestale del Parco regionale dei Castelli Romani;
che secondo lo schema di PTCP (Piano Territoriale Coordinamento Provinciale), il sito di intervento ricade in area definita tra "gli ambiti territoriali di collegamento faunistico" dove reperire fasce di connessione tra aree protette e da proteggere;
che lungo il tracciato dell'antica via Latina, che corre in prossimità della cava di M. Castellaccio, sono ancora visibili i resti di una strada antica e ruderi di sepolcri; la possibilità che reperti antichi si celino nella vegetazione dei boschi circostanti è testimoniato da numerosi ritrovamenti come Torri e strutture medioevali;
che l'area agricola circostante il sito di discarica, di particolare pregio, costituisce una risorsa essenziale per gli abitanti di Carchitti; i terreni agricoli esaminati, per caratteri pedologici, disponibilità di rete irrigua e tipo, di colture (fragole, pesche, nocciole, colture biologiche, etc) posseggono un elevato grado di fertilità che può essere compromessa dall'accumulo di sostanze nocive derivanti dall'inquinamento dell'acqua che dal deposito di polveri sul suolo;
PREMESSO
Che già nel 1978 la Sovrintendenza ai Beni ambientali del Lazio, intervenendo con Nota n. 1330 nel merito del PRG di Palestrina, denunciava "lo sfacelo archeologico, monumentale e ambientale e lo squilibrio fisico causato dalla vecchia cava di lapilli del Castellaccio sull'Algido", raccomandando la massima cautela in futuro nell'ubicazione di determinati tipi di industrie;
VISTA
La Mozione n. 343 del 14/01/2003 del Consiglio Regionale del Lazio che impegna il Presidente della Giunta regionale a promuovere un'iniziativa al fine di far riconoscere dall'UNESCO il biotipo del Vulcano Laziale come patrimonio dell'Umanità;
CONSIDERATO
Che gli impatti di attività di cava si sommeranno a quelli della discarica ad elevata intensità per interventi di modificazioni e costipazione del materiale dei rifiuti connessi alla presenza di sostanze potenzialmente pericolose; sulla stessa area e sulle Comunità locali incombe già un grave rischio ambientale, documentato da studiosi dell'Università La Sapienza di Roma, dovuto a decenni di attività di cava di lapillo ancora in esercizio; nei pressi del sito in questione è presente una discarica, ormai chiusa, dove sono "tombati" rifiuti speciali contenenti amianto legato in matrice cementizia o resinoide, oggi ritenuti pericolosi ai sensi del dlgs n. 36/2003;
VISTO
Che nel Decreto n. 111/2002 e nel successivo Piano di adeguamento non si è tenuto assolutamente conto di quanto espresso in premessa;
che, nonostante tutto, il 21/22 dicembre 2004, la Commissione tecnico-scientifica, di cui all'art. 4, comma 2, dell'O.P.C.M. 3249/2002 ha espresso parere favorevole sul sopra richiamato piano di adeguamento della discarica di M. Castellaccio;
che l'ordinanza commissariale n. 15 del 25/3/2005 "Approvazione del piano di adeguamento della discarica di rifiuti speciali non pericolosi in Palestrina (Rm) - loc. M. Castellaccio, ai sensi del Dlgs n.. 36/2003", conferma, salvo ulteriori prescrizioni, il decreto commissariale n. 111 dell'01.07.2002 di concessione e autorizzazione alla realizzazione e all'esercizio della suddetta discarica;
CONSIDERATO
Che la notizia della nuova e definitiva autorizzazione commissariale, comunicata al Comune di Palestrina solo il 28/04/2005, ha generato un fortissimo allarme nella popolazione Prenestina e, soprattutto, nella frazione di Carchitti;
VISTA
L'avversità al Decreto commissariale n. 111/2002 e successive modificazioni, espressa dai Consigli Comunali di Palestrina, Rocca Priora, Monte Porzio e Monte Compatri, dalla Conferenza dei Sindaci e dal Comitato antidiscarica di Carchitti che ha raccolto 7.000 firme di cittadini;
PREMESSO
Che il Comune di Palestrina, sollecitato dalla cittadinanza, ha proposto ricorso innanzi al TAR Lazio nei confronti dell'ordinanza commissariale n. 15 del 25/03/2005;
TUTTO CIO' VISTO, PREMESSO E CONSIDERATO
IMPEGNA
La Giunta e l'Assessore competente a richiedere al Commissario straordinario ai rifiuti la revoca del Decreto n. 111 dell'01/07/2002 e della successiva Ordinanza n. 15 del 25/03/2005,
ESPRIME LA VOLONTA'
Di valutare attentamente la possibilità di inserire l'area di M. Castellaccio (72 ettari), compresa l'area di cava, all'interno del Parco regionale dei Castelli Romani.
Alessio D'AMATO (PdCI)
Filiberto ZARATTI (Verdi)































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